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domenica 27 gennaio 2019

Prigionieri di una cornice. La figura umana nella scultura romanica

Gislebertus, Eva, architrave del distrutto portale settentrionale della chiesa di Saint-Lazare ad Autun - 1130 circa.

L'arte romanica segna il ritorno della rappresentazione della figura umana, che era quasi scomparsa nel periodo dell'Alto Medioevo, a parte qualche esempio durante l'età giustinianea e quella carolingia.
La scultura romanica è indifferente alla rappresentazione della realtà. Contrariamente a quella antica non è un’arte naturalistica. Essa è, bensì, caratterizzata dall’essere prevalentemente simbolica, e vincolata a quella che H. Focillon ha definito la “loi du cadre”, la legge della subordinazione alla cornice.
Di cosa si tratta?
Innanzitutto occorre precisare che la scultura romanica è indissolubilmente legata (e sottomessa) all’architettura. Le decorazioni scultoree non sono collocate in modo arbitrario, ma occupano precise cornici architettoniche, generalmente i punti sensibili dell’edificio, come i timpani dei portali, i capitelli e gli architravi. E’ l’architettura che impone alla scultura gli spazi da occupare, e la scultura li occupa in modo completo, mostrando quell’horror vacui che possiamo notare sui capitelli delle colonne e sui timpani di portali di chiese e cattedrali, dove figure di ogni genere si accalcano, seppure in base a un ordine rigoroso, prima di tutto gerarchico. Focillon notò che alcune figure scolpite adattavano il proprio corpo alla forma dello spazio disponibile, fosse questo circolare o rettangolare. La figura romanica - l'uomo, l'animale, il mostro – si piega alle esigenze dell’architettura e modifica di conseguenza le proprie proporzioni e il proprio equilibrio.

Vézelay, chiesa di Sainte-Madeleine.

L’artista, dunque, deve inserire la sua figura in uno spazio che spesso non si adatta alla rappresentazione di un corpo umano, che pertanto risulta deformato (ad esempio allungato o compresso) o raffigurato in posture contorte o flesse. C’è da dire che i maestri dell’arte romanica sono alla ricerca costante di rappresentare corpi in movimento, esigenza che nasceva soprattutto dal desiderio di infondere un effetto drammatico alla narrazione, in grado di impressionare il fedele.
Questi personaggi scolpiti sono racchiusi in spazi che in realtà non possono contenerli. Guardiamo, ad esempio, il “Jongleur” di Lione, opera di un maestro anonimo di Bourges. Questa figura danzante ha le ginocchia e la testa piegate, ma non potrà mai raddrizzarsi, perché altrimenti andrebbe a sbattere contro la cornice. Forse il gesto della mano sinistra è da interpretare come un gesto istintivo da parte del personaggio, come per spingere in alto il soffitto e ribellarsi allo spazio ristretto in cui è costretto a stare.

Jongleur, 1160 ca., Lione, Musée des Beaux-Arts.

Del tutto caratteristico risulta il contrasto tra il dinamismo della figura e la rigidità della struttura di accoglienza che sembra comprimerla. Osservando la scultura possiamo trarre una semplice osservazione: se l’artista avesse voluto adattare semplicemente il personaggio allo spazio a disposizione, avrebbe potuto rappresentarlo di dimensioni un poco ridotte. Dandole quella forma flessa, invece, ha prima di tutto voluto occupare tutto lo spazio a disposizione, in ambedue le direzioni, e inoltre si può ipotizzare che mancasse del tutto, da parte dell’artista, la preoccupazione di fornire alla figura uno spazio adeguato. Questo è il significato della "legge della cornice". La legge compositiva è determinata non dalla misura dell’uomo (come anche dell’animale o del vegetale), ma da un’esigenza puramente spaziale. La cornice rappresenta allora una delle condizioni imprescindibili per l’espressione della creatività e della libertà degli artisti scultori.

Vézelay, chiesa di Sainte-Madeleine.

La scultura romanica soggiace non solo alla costrizione architettonica (le figure sono sottomesse alla cornice in cui trovano posto), ma anche a una costrizione ornamentale, in quanto le figure sono combinate in base a schemi (la simmetria, ad esempio) del tutto estranei a ogni forma di realismo.
La figura umana, utilizzata nell’ordine dell’architettura e nei suoi ornamenti, non è quindi libera nella sua genesi, ma si evolve unicamente in uno spazio costruito e misurato rigorosamente. L’orrore del vuoto insieme alla legge della cornice e alla subordinazione alla trama ornamentale pesano molto su queste composizioni. Essi influiscono sulle proporzioni della figura umana che si ingrandisce o si riduce secondo il luogo che occupa, soggetta a tensioni che la deformano o ne disarticolano la postura.

Vézelay, chiesa di Sainte-Madeleine.

Questo antinaturalismo delle forme è un elemento proprio all’iconografia romanica, che rifugge le apparenze sensibili. Agli artisti non preme rappresentare realisticamente una realtà che, a quell’epoca, non aveva alcun valore in sé, in quanto era solo il riflesso del mondo invisibile. Nella scultura romanica, la morfologia delle figure non risponde a nessuna verosimiglianza anatomica; l'artista le allunga o le accorcia o le sottopone a piegamenti e torsioni in modo tale da adattarle alla struttura architettonica che è loro assegnata, ma anche in nome di una gerarchia simbolica. Allo stesso modo, la stilizzazione delle forme dettata da motivi ornamentali astratti porta le figure ad assumere posizioni antinaturalistiche, per non dire illogiche, sebbene molto dinamiche.

Autun, Chiesa di Saint-Lazare.

Questo tipo di scultura non è determinato dalla figura umana, intesa come forma acquisita e tipica, ma questa è sottoposta alle leggi dell’architettura, oltre che a quelle della simmetria e dell’ornamentazione. Ciò non poteva non portare alla deformazione, allo squilibrio e all’aberrazione della forma umana normale. J. Baltrušaitis, tuttavia, fa notare come tutto ciò determini la nascita di una modalità di espressione del tutto originale e innovativa e un nuovo linguaggio di grande potenza. "Le bestie, deformate, divengono mostri. L’uomo, sottomesso allo stesso trattamento, acquista una straordinaria mimica. Una mano sproporzionata, un gesto convulso, un corpo piegato, curvo, disarticolato sono capaci di suggerire la minaccia, la tenerezza, il dolore, l’estasi"(J. Baltrušaitis, Etudes sur l’art médiéval en Arménie et en Géorgie). La cornice risulta, pertanto, un contenitore al tempo stesso deformante e vivificante. La coercizione imposta da essa spesso si traduce in una rinnovata vitalità delle figure che sembrano animarsi e muoversi evolvendosi in atteggiamenti strani ed innaturali, ma anche molto espressivi.

Souillac, Chiesa di Sainte-Marie.

La figura sia animale che umana, soggetta alle leggi della cornice e dell’orrore del vuoto, diviene l’oggetto di una perenne metamorfosi. L’arte romanica, per questo, possiede un fascino indiscutibile, fatto di ordine e caos, di staticità e movimento, di simmetria e opposizione, in cui i contrari sempre confluiscono l’uno nell’altro, all’interno di un continuo farsi che è energia plasmante, in cui la deformazione, il bizzarro e il mostruoso non sono altro che il prodotto di una incessante forza generativa. Questo determina la grande ricchezza comunicativa di quest’arte, riflesso dell’immaginario collettivo di quell’epoca, dominata da una sensibilità religiosa focalizzata sulla potenza del male e sull’opera di redenzione in vista del giudizio finale. Il conflitto è basilare nel mondo romanico: il Regno di Dio è percepito come una cittadella perennemente assediata dalle forze del male. L’idea di tentazione si colloca dunque nel cuore di quella visione del mondo. Per questo l’iconografia della lotta tra bene e male, tra Cristo e Satana, tra angeli e demoni è così pervasiva. E tuttavia si percepisce anche come la sensibilità dell’epoca mostri una sorta di fascinazione per quella forza meravigliosa che è principio incessante generatore di forme, come anche di metamorfosi e deformazioni. In ultima analisi, dunque, l’arte romanica non è solo un’arte religiosa, devozionale e simbolica, in quanto mostra di subire la seduzione per il godimento estetico che deriva dalla “bellezza deforme e bella deformità”.

Autun, Chiesa di Saint-Lazare.

Con l’arte gotica, sottratta alla costrizione architettonica e alla geometria dell’ornamento, ci sarà un superamento delle rigide convenzioni legate alla subordinazione agli spazi architettonici, per cui le figure si inseriranno più o meno armoniosamente nell’ordito geometrico conservando la loro libertà. Si assisterà progressivamente allo sfaldarsi della cornice che addirittura tenderà ad essere sopraffatta, a scomparire o ad essere assorbita nella stessa decorazione. La figura umana tenderà a emanciparsi dalle costrizioni, sistemandosi in spazi appositamente creati per lei.

Il Profeta Isaia, 1130 ca., Souillac, Chiesa di Sainte-Marie.

Autun, Chiesa di Saint-Lazare.


Acrobata, XII secolo, Avallon, Chiesa di Saint-Lazare

"Metopa" del duomo di Modena: Gli Antipodi (sec. XII).

San Clemente de Tahull. Abside de l’église, le Christ Pantocrator. Barcelone, musée d’Art de Catalogne.


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