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sabato 2 giugno 2018

Le ombre di Franco Fontana



Franco Fontana è noto come fotografo di paesaggi essenziali, letti e reinventati attraverso la purezza delle forme geometriche, dominati dai contrasti di luce e dai colori accesi, privi di ogni parvenza di tridimensionalità. Un paesaggio, pertanto, profondamente diverso da quello tradizionale, molto più simile a un quadro astratto di epoca contemporanea, fatto di campiture cromatiche, fasce, stratificazioni di piani, da contemplare in silenzio. Questo processo di astrazione delle forme, di cancellazione della profondità spaziale e saturazione dei colori trasforma la natura in un elemento quasi artificiale.

La composizione e l’organizzazione spaziale rivelano un approccio non-descrittivo, lontanissimo dall’istanza documentale e mirante piuttosto a escludere, a tenere fuori dall’inquadratura, a eleggere solo una parte, isolando gli elementi più significativi dal caos dello stimolo visivo, estrapolando porzioni di paesaggio naturale o di contesto urbano. “Si tratta sempre – afferma l’autore - di cancellare per evidenziare. In ogni situazione cerco la significazione, la sintesi delle cose affinché da oggetto diventino soggetto, e il compito della fotografia creativa non è illustrare o rappresentare ma esprimere”.


L’immagine viene costruita soprattutto dalle campiture di colori saturi, mentre i volumi risultano appiattiti in schemi geometrici e giustapposizioni grafiche. Tra il 1979 e il 1982, le fotografie di Franco Fontana, inizialmente svuotate di ogni presenza umana, cominciano a popolarsi di ombre: nella serie “Presenza-Assenza”, sullo sfondo di paesaggi urbani, si allungano delle sagome che suggeriscono la presenza umana, tenendone fuori però la consistenza materiale.
Tra le geometrie e le policromie delle strade e delle piatte architetture cittadine, queste ombre portate e autonome, piccole o lunghissime, qualche volta in gruppo, per lo più solitarie, macchie nere senza volume, ci richiamano alla mente le silhouette spettrali che popolano le piazze deserte dei quadri di De Chirico.


Presenza-assenza, il titolo della serie: le ombre si collocano lungo il confine ambiguo tra essere e non essere, visibile e invisibile, luce e oscurità, vita e morte. L’uomo che raramente popola le fotografie di Fontana è una figura evanescente, senza un’identità ben precisa, anch’essa, come i paesaggi e le cose, ridotta a una astrazione, una campitura cromatica bidimensionale, appiattita sull’asfalto della strada, su una parete o una colonna, segno della nostra essenza effimera contro lo sfondo di pietra della città.
La fotografia, d’altra parte, è per Fontana un mezzo che non serve per riprodurre la realtà, ma per reinventarla, e in tal modo indagare ed esprimere se stessi: “Interpretare, esprimere perché la creatività non illustra, non imita, va alla ricerca della propria verità ideale, ognuno ha la sua.


Significare la forma, non informare. La forma è la chiave dell’esistenza, perché è attraverso la forma che si significa la vita. Fotografare quello che non si vede per dare significato a quel che si vede […].
Tu hai una forma e devi interpretare questa forma, esprimere un significato. Conosci l’essenza delle cose, non puoi mica pensare che un albero sia solo un albero, una nuvola solo una nuvola, una montagna solo una montagna. Vuol dire che vedi così in maniera epidermica, vuol dire che la conoscenza si limita alla superficie senza conoscenza, senza capire nella loro esistenza cosa sono le cose. Limitando il contenuto, la loro umanità e la loro identità. Così il paesaggio diventa un archetipo di ciò che significa. Non è una cartolina che vaga nel buio e nel vuoto infinito. Il paesaggio è l’autoritratto che si fa attraverso di me. […] Non sono foto che illustrano, esprimono. La materia prima è a disposizione di tutti. Ognuno scopre la sua. È solo un pretesto. La fotografia è sempre un pretesto. Sei tu che significhi”.

A questo link, la serie “Presenza-Assenza”: http://francofontanaphotographer.com/presenzaassenza.html
















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