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martedì 26 luglio 2016

Ribelli e rivoluzionari - L'angelo ribelle

    Franz Von Stuck, Lucifero, 1889-90, National Gallery for Foreign Art di Sofia.


In questo percorso alterneremo un personaggio storico a un personaggio del mito e della leggenda.
Parlando di ribelli, la prima figura che viene in mente è il "ribelle" per eccellenza, l'angelo caduto, il nemico di Dio, cioè Lucifero ("Portatore di luce"). Nella tradizione giudaico-cristiana egli è un serafino, quindi appartenente alla più alta schiera degli angeli (tra l'altro il serafino è anche chiamato "serpente di fuoco"), che per superbia e per desiderio di usurpare Dio, oppure per gelosia nei confronti della predilezione mostrata da Dio per l'uomo appena creato, si ribella a lui e gli muove guerra insieme agli altri angeli che si schierano dalla sua parte. Sarà sconfitto dall'arcangelo Michele e dall'esercito degli angeli rimasti fedeli e fatto precipitare nell'abisso degli Inferi, insieme agli altri ribelli.

E' impossibile ricostruire con esattezza l'evoluzione che questa figura ha subito nel corso della storia, per le influenze e i rimandi a religioni ancora più antiche di quella ebraica. Ci limitiamo pertanto all'interpretazione cristiana che identifica con il termine di Lucifero l'angelo bellissimo e risplendente di luce prima della sua caduta e con il termine di Satana ("nemico") lo stesso angelo dopo la ribellione e la cacciata dal Paradiso. E' negli scritti dei primi Padri della Chiesa cristiana che avviene l'identificazione di Lucifero, l'angelo caduto (di cui nella Bibbia ricorrono solo un paio di oscuri accenni) con il Satana frequentemente citato nei Vangeli, caratterizzato come principio del male che spinge alla tentazione e al peccato. Con la sovrapposizione delle due figure, Satana diventa l'angelo decaduto, colpevole di aver tentato l'uomo a peccare di superbia e dell'aver con questo introdotto la morte e il male.
Agli antipodi è la visione data dallo gnosticismo, corrente filosofico-religiosa che si sviluppa tra i II e il IV secolo d.C. Secondo gli gnostici, il serpente/Lucifero descritto nel libro della Genesi sarebbe colui che ha risvegliato nell'uomo il suo libero arbitrio e il desiderio della conoscenza, la scientia boni et mali, e dunque ha operato al fine dell'elevazione dell'uomo a divinità, pur contro la volontà di Dio. In tale dottrina il nome Satana scompare quasi del tutto in favore del nome Lucifero, che viene interpretato alla lettera come "Portatore di luce" e viene perciò eletto quale salvatore dell'uomo.
Comunque l'idea di Lucifero come principio positivo nonché il suo accostamento alla figura di Prometeo saranno dei motivi ripresi da una lunghissima tradizione gnostica e filosofica che nella storia ha trovato echi nel Paradiso Perduto di Milton, nell'Illuminismo, nella Massoneria, nel Rosacrocianesimo, nel Romanticismo di Byron, di Shelley, di Baudelaire e persino di Blake.
Per quanto riguarda la rappresentazione iconografica di Lucifero, a partire dal Medioevo essa acquista sempre di più caratteristiche ferine appartenenti ai culti pagani ormai sconfitti dal cristianesimo (zoccoli, coda, barba caprina e corna fanno pensare al dio greco Pan e a quello celtico Cernumnus). La sua fisicità è sempre, in ogni caso, esagerata e mostruosa, in quanto l'immagine ha l'obiettivo di spaventare i peccatori con le minacce della dannazione eterna. Nell’iconografia educativa medievale, il diavolo risulta essere una creatura priva di bellezza e armonia corporea, proprio perché rappresentante di un mondo infimo, peccaminoso, dove signoreggia la deformazione della natura umana e angelica, intesa come modello di bellezza e di perfezione, tanto umana quanto divina.
Questo dipinto che raffgura Lucifero, invece, è del pittore simbolista tedesco Franz Von Stuck. Venne esposto alla seconda edizione della mostra annuale di Monaco. Il diavolo siede con il corpo muscoloso e possente, le ali nere ripiegate, lo sguardo fisso e terribile, gli occhi sfavillanti e ipnotici rivolti proprio verso lo spettatore. Senza accessori, nessun forcone e nessuna forma mostruosa, l’angelo caduto si mostra in una posizione del tutto umana, sebbene asimmetrica: da una parte tiene una mano sotto il mento, a indicare uno stato meditabondo, dall'altra piega il braccio e stringe il pugno, come per trattenere la forza o per darsi lo slancio: stasi contemplativa e tensione muscolare, pensiero e azione concentrati in un'unica immagine e che fanno vibrare l’oscurità che lo circonda e gli stessi fasci luminosi che squarciano il buio. Un quadro magnetico ed ambiguo che cattura e ipnotizza chi guarda. Non è simile a nessuna rappresentazione iconografica del maligno. La stessa posa da pensatore corrucciato ci fa pensare ad un’ambiguità evidente: Lucifero di Von Stuck rappresenta semplicemente Satana, l’abisso del male, o la sua natura è più affine al ribelle che intellettuali e artisti hanno paragonato al pagano Prometeo?
Questo Lucifero è stato interpretato come il demone della modernità, dove con il termine "demone" non ci si richiama alla tradizione cristiana, ma piuttosto a quella dei classici, alla parola greca "daimon", che ha il significato di spinta, di slancio creativo. In poche parole, il Satana dei poeti e degli artisti di fine Ottocento incarna il progresso umano, quello invocato da Carducci nel suo inno "A Satana". Una modernità che si muove in un territorio ambiguo, tra vitalismo sfrenato e inquietudine, tra l'incubo e il sogno, protesa verso un ignoto oscuro, ma tagliato da lamine di luce.
L’angelo-demone di von Stuck è stato identificato come “il fuochista delle macchine”. Quei grandi, potenti macchinari che ruggivano nelle officine e si avviavano a dominare la scena del tempo. Questo oscuro angelo, nella posa di pensatore, è il signore del tempo il cui protagonista è l’Arbeiter, l’uomo delle macchine.
Franz Von Stuck, scultore, incisore, fotografo e disegnatore oltre che pittore, è considerato “l’ultimo dei grandi disegnatori prima della dissoluzione delle forme imposta dalle avanguardie del Novecento”. La sua pittura è fatta di perfezione formale, sensualità, sensibilità decadente; il suo repertorio di figurazioni derivanti dall’arte classica – centauri, fauni, ninfe tratti dalla mitologia antica nel solco di una tradizione inaugurata da Arnold Böcklin – viene mediato attraverso una sensibilità di fine secolo aperta all’erotismo e alla visionarietà. Von Stuck cerca nel mondo classico il corpo, le sue forme, e le sue passioni. Per essere più esatti, egli cerca nelle immagini del mito un corpo non ancora separato dai suoi istinti naturali, che sono anche un aspetto della relazione dell’uomo col sacro.

Per quanto riguarda la musica, il diavolo nel ruolo di Mefistofele compare in molte opere, dal Faust di Berlioz, a quello di Boito e di Gounod. Qui invece vi propongo l'ascolto di una delle Sonate per violino più belle e impegnative mai scritte, "Il trillo del diavolo" di Giuseppe Tartini, risalente forse al 1713. Mai prima di allora si erano sentiti suoni così:




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