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mercoledì 27 aprile 2016

L'uomo e la natura - Old Wild West. "Across the Continent" di Alexander Gardner

Alexander Gardner, Leavenworth, Lawrence, and Galveston Railroad Bridge across the Kaw River at Lawrence, Kansas, 1867.

A partire dagli anni Trenta del XIX secolo, le colonie americane conobbero un processo di rapida espansione che portò in breve i loro territori dal Mississippi fino all’attuale superficie. Il successo dell’edificazione nazionale degli Stati Uniti fu dovuto a molti fattori, primo fra tutti indubbiamente la loro solidità economica. Ma un ruolo importante in questo processo fu dovuto anche all’immagine radicata nel popolo americano del Nuovo Mondo come terra promessa, come terra destinata da Dio ai Padri pellegrini che giunsero in quei territori dall’Europa per scampare alle persecuzioni religiose. I coloni puritani, nella veste del nuovo popolo eletto, avevano attribuito agli scenari paesaggistici del continente americano degli attributi contrastanti: quest’ultimo era visto insieme come terra vergine e selvaggia, fertile e desolata, wilderness e pastoral garden. Me entrambe queste immagini di paesaggio selvaggio e giardino dell’eden, furono di centrale importanza nella formazione dell’identità culturale di quella che alcuni storici hanno definito “la nazione della natura”. Si può parlare, a questo proposito, di un vero e proprio culto nazionalistico della natura.

domenica 24 aprile 2016

L'uomo e la natura - Amor sacro e Amor profano

Tiziano Vecellio, Amor sacro e amor profano, 1515 ca., Galleria Borghese.

Pur essendo universalmente conosciuto con il titolo di “Amor sacro e Amor profano” (apparso in un inventario della Galleria Borghese solo nel 1693), questo capolavoro giovanile del Tiziano, uno dei gioielli della Galleria Borghese, resta tutt'oggi controverso in quanto al significato del soggetto raffigurato, data la molteplicità delle possibili interpretazioni simboliche dei numerosi elementi presenti sulla scena. E’ altresì vero che esso è suscettibile di più livelli di lettura, i quali non si escludono ma si completano a vicenda.
Il titolo conferitogli alla fine del XVII secolo mise in campo un dualismo compositivo delle due figure femminili, che ha poi ispirato tutto un filone di lettura dell'opera con la contrapposizione di due concetti morali, in relazione all'Amore, simboleggiato da Cupido.
Il quadro raffigura un sarcofago in marmo adibito a fontana, decorato da bassorilievi di ispirazione classica (a sinistra è scolpita la scena del ratto di Proserpina, a destra quella in cui Venere soccorre Adone aggredito da Marte), nelle cui acque un amorino alato (forse lo stesso Cupido) immerge le mani. Su di esso sono sedute due donne molto somiglianti tra loro e dalle forme chiare e morbide: quella a sinistra è vestita con un sontuoso costume veneziano del XVI secolo mentre quella a destra, seminuda, regge un piccolo vaso fumante. La scena è ambientata in un vasto paesaggio aperto, che fa da armonioso contrappunto alla scena in primo piano. A sinistra è montuoso, scosceso e dominato da una costruzione fortificata; a destra è pianeggiante e bucolico, con scene di caccia, pastori e greggi al pascolo, ed un lontano villaggio con campanile sulle rive di un lago.

giovedì 7 aprile 2016

L'uomo e la natura - "La Tempesta" di Giorgione

Giorgione, La Tempesta, 1502-1505 ca., Gallerie dell'Accademia a Venezia. 
Quando ci si avvicina a un dipinto come La Tempesta di Giorgione, forse l'atteggiamento più adeguato è quello del silenzio, condizione indispensabile per lasciarsi avvolgere dall'incanto magnetico che emana. Sotto un cielo squarciato dal fulmine, in un'atmosfera immobile e nello stesso tempo vibrante, in quell'attimo sospeso di tensione che caratterizza l'attesa del tuono, una donna quasi del tutto nuda, seduta su un prato, allatta un bambino e ci guarda con espressione impenetrabile e severa; dall'altra parte un uomo, in piedi, vestito di tutto punto e con un'unica calza bianca indossata alla gamba sinistra, si appoggia a un lungo bastone e guarda imperturbabile un punto lontano di fronte a lui.  Chi sono questi personaggi misteriosi? Cosa o chi rappresentano?
Non si contano le ipotesi interpretative avanzate, spaziando dall'ambito religioso a quello letterario, dal mitologico all'esoterico. Tutte a ricercare il significato nascosto dei vari elementi presenti in scena. Ma in questo caso si rischia davvero che l'elenco delle probabili allusioni simboliche diventi estenuante. Forse la domanda più assennata è: ha senso cercare un'interpretazione a tutti i costi, anche a costo di ricoprire l'opera di una spessa crosta di stratificazioni esegetiche che rischiano di sottrarla definitivamente al nostro sguardo e che possono soprattutto rompere il magnifico incanto di questa atmosfera onirica e sospesa che esercita un potere ipnotico sullo spettatore?