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sabato 12 marzo 2016

L'uomo e la natura - "San Luca dipinge la Vergine" di Rogier van der Weyden


Rogier van der Weyden, San Luca dipinge la Vergine, 1435 ca., Museum of Fine Arts di Boston.
Ancora la loggia di un palazzo che si affaccia direttamente su un paesaggio fluviale crea l'ambientazione di un altro capolavoro del Quattrocento fiammingo, il "San Luca dipinge la Vergine" di Rogier van der Weyden (1400-1464), di poco posteriore alla "Madonna del cancelliere Rolin" di van Eyck, del quale riporta non pochi suggerimenti. Anche qui in primo piano, uno di fronte all'altra, due figure monumentali, predominanti rispendo allo sfondo paesaggistico: la Madonna con il bambino da una parte e l'apostolo Luca dall'altra, intento ad eseguire con la punta di argento uno schizzo su carta del volto della Vergine (la debole familiarità dei fiamminghi con l'arte classica forse spiega la mancanza di conoscenza dei corpi nudi; si noti infatti come il bambino sia del tutto privo delle  giuste proporzioni). Anche qui un'abilità stupefacente nella resa dei dettagli e della consistenza materica di oggetti, tessuti ed elementi naturali oltre che nella sapiente costruzione dello spazio e della profondità attraverso le variazioni di luce; ritroviamo inoltre la stessa capacità di dare espressione alla psicologia dei personaggi, legati fra loro da un'invisibile catena di sguardi.
A dire il vero, gli sguardi di Luca e della Vergine non si incontrano e appaiono assorti in se stessi. Ciò significa che si tratta di una visione spirituale: Luca guarda dentro di sé e la sua mano è mossa dalla grazia divina.





Il divino e l'umano dividono lo stesso ambiente domestico, e la Madonna è ritratta in modo molto intimo mentre allatta il bambino. E' questo il comune denominatore per l'Europa di allora: ciò che nel Quattrocento si cerca di ricondurre a sintesi armonica è il binomio uomo-Dio, che in epoca medievale era stato vissuto come frattura, come dolorosa separazione.
Dalla raccolta intimità della scena in primo piano si passa, attraverso le colonne del loggiato, alla veduta del paesaggio, urbano e naturale, sullo sfondo. Come nella "Madonna del cancelliere" di van Eyck, anche qui il Maestro dispiega una realtà cui spetta il compito di evocare in modo concreto la presenza del soprannaturale e la gloria della creazione divina. Si noti come questo sfondamento della prospettiva occupi la parte centrale del dipinto, in quanto le figure in primo piano sono collocate ai lati di esso.




La ricomposizione del binomio uomo-Dio si porta dietro quella di altre dicotomie: finito-infinito, particolare-universale, determinato-assoluto, tempo-eternità, storia-natura. Questo quadro, come la Madonna del cancelliere Rolin di van Eyck, sono esempi delle sintesi armoniche elaborate dai "fiamminghi primitivi" nella prima metà del Quattrocento.
L'iconografia di San Luca pittore (santo patrono degli artisti), autore del primo ritratto della Madonna, nasce nell'ambito della controversia intorno alle immagini sacre nel VI secolo d.C. e si diffonde grazie alla "Legenda aurea" di Jacopo da Varagine. Una leggenda fondativa, dunque, dell'autorevolezza dell'immagine sacra, che si fa risalire addirittura a un santo apostolo, un testimone oculare ispirato da Dio. Come sottolinea Erwin Panofsky questo tipo di rappresentazioni, il cui protagonista è San Luca intendo a ritrarre la Vergine, che avranno larga diffusione nel Rinascimento, funzionano come autolegittimazioni della pittura stessa, a tal punto che l'autore del dipinto si identifica con il personaggio dell'evangelista. Nel caso specifico, infatti , la figura di Luca è un autoritratto dello stesso Rogier van der Weyden. Il tema si presta facilmente a fungere da giustificazione dell’operare artistico in quanto tale: come il loro santo patrono nel dipingere la Vergine, così anche i pittori del Rinascimento sono ispirati dalla grazia di Dio. Il ruolo dell’artista come alter Deus, il suo rapporto privilegiato con la divinità, tante volte rivendicato in questo periodo, trova così piena conferma nella tradizione cristiana. Nel Rinascimento, l’artista è spesso descritto come una sorta di Dio in terra e la creatività artistica è assimilata alla creazione divina. Gli artisti sono uomini della grazia: «dèi mortali» li chiama Vasari, la cui mano è guidata da Dio.
Di quest'opera del van der Weyden si conoscono ben quattro versioni, di cui questa, conservata al Museum of Fine Arts di Boston è con una certa sicurezza l'originale, mentre le altre sono copie risalenti alla seconda metà del Quattrocento. L'artista la dipinse per la cappella di proprietà della gilda dei pittori (ricordiamo che San Luca è il patrono di essi), eretta nella chiesa di Santa Gudula a Bruxelles.

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