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mercoledì 2 marzo 2016

L'uomo e la natura - Le "Marine" di Gustave Le Gray

Gustave Le Gray, Brick au clair de lune, 1856-57 (?)
L'idea che portò all'invenzione della fotografia fu suggerita dall'esigenza di sostituire all'immagine manuale un'immagine meccanica, più veloce, facile, economica e precisa. La fotografia, dunque, nacque come surrogato del disegno; come tale venne presentata e accolta all'indomani del gennaio 1839.  E fin da subito, da più parti si volle precisare il ruolo subalterno della nuova tecnica rispetto all'arte: la fotografia, in quanto procedura artigianale priva di componente creativa, doveva rimanere nel suo ruolo di "serva umilissima" delle scienze e delle arti (come tuonò Beaudelaire nel 1859). Da parte loro, invece, i fotografi si affannavano a sottrarre le loro immagini al volgare status di artigianato per innalzarle al rango di espressione artistica. Per questo, affermavano la necessità che i soggetti da porre sotto l'obiettivo fossero esteticamente validi, che parlassero "d'arte e di sentimento". Già a partire dalla metà del XIX secolo era viva l’abitudine di conferire alla fotografia dei tratti tipicamente pittorici, e nello specifico ricalcati su un lirismo romantico fatto di atmosfere eteree, colori morbidi e contorni sfocati. In questo modo gli artigiani della macchina fotografica cercavano di dare uno statuto di arte alla recente disciplina.


Gustave Le Gray, Effet de soleil dans les nuages – Océan, étés 1856 et 1857

D'altra parte, la gran parte dei primi fotografi (eccetto pochi come Niépce, Talbot o Bayard) erano o erano stati anche dei pittori. Molti di essi lasciarono il pennello per l'obiettivo, portando nella fotografia un implicito riferimento all'iconografia della pittura. Eppure la fotografia, essendo profondamente diversa dalle arti pittoriche, a dispetto di ogni intenzione, riuscì a proporre immagini diverse, originali rispetto alla pittura in voga in quel momento, e soprattutto riuscì a rivelare molti elementi della realtà (soprattutto in relazione al movimento) che l’occhio umano non era riuscito a cogliere fino a quel momento.

Gustave Le Gray si era formato come pittore nello studio del romantico Paul Delaroche, ma divenne famoso soprattutto come fotografo. Per ottenere le immagini desiderate, utilizzò e mise a punto delle tecniche fotografiche per superare i limiti dei materiali del periodo. Fu infatti il primo a utilizzare il collodio umido, messo a punto nel 1851, grazie al quale riuscì a realizzare le sue celebri “marine”. Si tratta di una serie di fotografie riprese, tra il 1856 e il 1858, sulla costa normanna, sul Mediterraneo e in Bretagna.

Gustave Le Gray, Paesaggio marino con veliero e rimorchiatore, 1857. La tecnologia del vapore ha ormai superato quella del vento e della vela. In un'immagine, la celebrazione del nuovo corso della storia, fondato sullo sviluppo tecnico e industriale.  
La tecnica fotografica di Le Gray si presta sia alla riproduzione del movimento compatto dei flutti, sia a quella della luce del cielo. Questi due elementi, infatti, richiedono tempi di posa diversi, anche perché in questo periodo le emulsioni fotografiche non sono ancora ugualmente sensibili a tutti i colori dello spettro, per cui risulta impossibile raggiungere una corretta esposizione sia del paesaggio che del cielo in una singola immagine. Le Gray allora ricorre alla stampa combinata, una tecnica che consiste nella realizzazione di due negativi diversi, uno per il cielo e l’altro per il resto della fotografia, al fine di raggiungere i giusti tempi di esposizione per il mare in movimento e per il cielo nuvoloso, e poi nella stampa dei due negativi su un singolo foglio di carta.  Arrestare l'immagine di onde che si infrangono sulla costa era un risultato impressionante in un periodo in cui l'esposizione necessaria per ottenere l'impressione era molto lungo. Questo fu anche possibile grazie al collodio, che riduceva i tempi di posa.


Gustave Le Gray, Lighthouse and Jetty, Le Havre, 1856 - 1857

Qualche volta Le Gray realizza i due negativi in occasioni separate o in luoghi diversi, unendo il mare ripreso da qualche parte con il cielo ripreso altrove. Riprende solitamente in due momenti diversi della giornata, nelle ore diurne per avere una buona immagine della costa e della superficie del mare, al tramonto per avere una buona resa delle nuvole e del cielo.
I bordi della foto
La combinazione di due negativi permette al fotografo francese di raggiungere l'equilibrio tonale tra mare e cielo nella stampa finale e dà all'immagine un aspetto più verosimile, in quanto più aderente al modo in cui l'occhio umano, piuttosto che la macchina fotografica, percepisce la natura. Oltre che per la verosimiglianza, la preoccupazione di Le Gray è rivolta sempre all'armonia estetica complessiva della stampa, che lo porta anche a ritoccare la linea dell'orizzonte e le nuvole, a sottrarre delle figure e a scurire i bordi dell'immagine per enfatizzare il centro.


La Vague brisée, 1857.

Per poter riprendere contemporaneamente il cielo e il mare, Le Gray ha dovuto usare degli artifici che affrancavano l’immagine dalla mera riproduzione della realtà. Potrebbe a volte aver messo insieme un negativo del cielo di Normandia con un negativo del mar Mediterraneo. In tal modo, egli realizza l’immagine di un luogo irreale, una visione ideale e archetipica del mare. Non viene cercato il particolare, l’aneddoto, la narrazione di un evento; in queste foto Le Gray agisce da artista, tentando di conferire alle sue opere una dimensione universale.

La Grande Vague, 1857.

Queste fotografie non sono le riproduzioni di particolari posti riconoscibili, di cui le immagini documentano l’unicità geografica. Questo lo si intuisce già leggendo i nomi che Le Gray attribuì alle sue creazioni: La Grande Vague, La Vague Brisée, Le Soleil au zénith, Brick au clair de lune. Sono titoli che rimandano a particolari aspetti del paesaggio marino ideal-tipico, quasi a volerne cogliere l’essenza e la purezza avulsa da ogni contingenza temporale.


Gustave le Gray, Le Soleil au Zénith, 1856-57.

Attraverso la sua padronanza della luce, Le Gray riesce così a conferire alle sue immagini degli effetti poetici senza precedenti. L'autore di un articolo apparso su La Revue photographique del 1859 li definisce "quadri incantevoli" e prosegue: "Niente è più bello di questi paesaggi marini, abbiamo visto pittori di talento in estasi davanti a queste fotografie". Più realistici di un dipinto, ma belli, poetici, della stessa qualità estetica delle pitture apprezzate a quell'epoca. Si profilava così l’ambiguità di fondo che avrebbe caratterizzato la storia della fotografia fin dalle origini, che Susan Sontag, nel suo celebre On Photograpgy, riassumeva nel conflitto tra due imperativi: la ricerca della bellezza da una parte e il racconto della verità dall’altra.

Le marine di Le Gray, con i loro effetti drammatici di luce solare (scambiata spesso per chiaro di luna), nuvole e mare, entusiasmarono i contemporanei, ottenendo riconoscimenti internazionali, e non a torto si può dire che hanno segnato la storia della fotografia.
A queste fotografie si ispirarono alcuni pittori, tra cui Gustave Courbet, che studiarono la luce e i toni delle formazioni nuvolose.


Gustave Courbet - La vague, 1867-69.






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